Racconto:
Delle sei nord classiche delle alpi il Petit Dru mi ha sempre attirato particolarmente, è una parete enorme e fredda come tutte le altre ma mi ha sempre trasmesso un senso di solitudine e inaccessibilità speciale. Forse perché ha sia un avvicinamento che una discesa rognosi e i report di salite sono così pochi che si contano sulle dita di una mano ogni anno, quasi a voler mantenere l’aura di mistero che avvolge questa cima.
Per la salita fin da subito non ci sono stati dubbi sulla linea, la scelta è subito ricaduta sulla via Allain-Leininger. La prima, la più lunga e quella con più storia. Non ci sono stati dubbi nemmeno per il compagno, Dario, con cui ho già salito la mia prima delle sei nord, la Cassin al Badile. Inizialmente avevamo deciso di salire la parete d’estate muovendoci veloci grazie alle difficoltà tecniche non elevate dell’itinerario ma abbiamo presto cambiato idea sentendo inquietanti storie sui vari crolli dovuti al calore estivo. Per evitare rischi di scariche decidiamo di affrontare la parete in inverno-primavera quando, grazie al freddo, ghiaccio e neve tengono ben salde le rocce vaganti. A fine gennaio iniziano a circolare le foto di una forte cordata francese che sale la Nord in pieno inverno, subito si risveglia in me il desiderio di salirla e dopo un mese di ricerca e valutazione propongo la salita a Dario che ovviamente, come suo solito, accetta subito.
La logistica scelta prevede il primo giorno l’avvicinamento alla parete dagli impianti dei Grand Montets e il bivacco sotto la parete, il secondo giorno la salita dei primi 19 tiri della via e un bivacco, il terzo giorno la salita fino alla “Breccia di quarzo” e nuovamente bivacco in parete e infine il quarto giorno gli ultimi tiri per arrivare in vetta e la discesa dal Couloir Nord Diretto con rientro alla macchina.

Parete Nord 
Durante l’avvicinamento
Partiamo quindi il 21 marzo alla mattina da Bergamo per Chamonix che raggiungeremo con giri mistici evitando il più possibile autostrade, strani traghetti e qualsiasi forma immaginabile di pedaggio visto che le nostre tasche di studenti non possono permettersi lussi come il traforo e le autostrade italiane. Raggiungiamo la base della parete alle 20:30 col buio dopo 3 ore di nuoto nella neve molla del ghiacciaio, scambio due parole con una cordata francese in tenda che farà la via Lesueur e costruiamo una piccola postazione da bivacco circondando un piccolo spazio piano con dei sassi per proteggerci dal vento. Per fortuna Eolo non ci fa visite sgradite e la notte passa tranquilla senza particolari problemi. La mattina ci svegliamo verso le 5:30, prepariamo con calma il tè e ci godiamo lo spettacolo dell’alba sul ghiacciaio. Circa due ore dopo siamo all’attacco della via dove parto io per il primo tiro che subito si rivelerà più impegnativo del previsto con un ultimo passaggio prima della sosta su fessurine fisiche che necessitano una buona famigliarità con gli incastri di picca. Proseguiamo poi con due lunghi tiri in conserva con i quali arriviamo alla base di un sistema di fessure nel quale si susseguono una serie di tiri in diedrini fessurati e camini che ridefiniscono il concetto di “facile”, anche un banale IV infatti scalato con picche e ramponi può risultare decisamente impegnativo soprattutto se si tratta di un’arrampicata di aderenza o in camino. Dopo quattro lunghi tiri arriviamo davanti al fotogenico traverso che porta alla famosa fessura Lambert che Dario supera senza troppi problemi rischiando però di perdere una picca magicamente staccatasi dalla sua leash rimanendo ancor più magicamente impigliata poco sotto in un cordone. Il tiro successivo è un V/V+ in fessura fuori misura che ci fa sbuffare mica male e ci costringe e incastrarci malamente alla ricerca disperata di un qualsiasi aggancio decente per le picche. Continuiamo poi con due lunghi tiri che ci portano in una zona che purtroppo non trova riscontri nelle relazioni.
Capiamo di essere fuori via.
La situazione non è delle migliori, c’è buio, fa freddo e non abbiamo idea di dove siamo rispetto alla giusta via. Attrezziamo quindi una sosta su un chiodo + un nut e ci caliamo alla ricerca di qualche indizio che ci possa riportare sulla retta via. Fortunatamente scendendo in doppia riesco a individuare nella notte un cordone lontano e quindi dopo aver attrezzato un’altra sosta intermedia su friend comincio un lungo traverso che dopo circa 90m ci permette di ricongiungerci con la via originale. Appena vedo le tracce nella neve urlo di gioia e recupero Dario che nel frattempo aveva iniziato a seguirmi in conserva. Con altri due tiri non troppo difficili arriviamo alla seconda piazzola da bivacco del 19° tiro dove finalmente riusciamo a mangiare, bere e riposarci per qualche ora.

Fessura Lambert 
Dry tooling
Alla mattina seguente ci svegliamo un po’ svogliati e dopo le solite operazioni mattutine attacchiamo la fessura poco sopra il nostro bivacco. I primi quattro tiri procedono molto a rilento a causa delle difficoltà non banali e gli zaini che sembrano farsi sempre più pesanti man mano che la fatica si accumula. Come se non bastasse sul terzo tiro, la fessura Martinetti, mi si sgancia una della due picche che mi arriva direttamente in faccia crepandomi un dente. Subito sento un dolore acuto che mi fa vacillare qualche istante, per fortuna però dopo il primo momento si affievolisce con pulsazioni che poco alla volta diminuiscono di intensità fino a quasi sparire permettendomi così di continuare a salire senza particolari problemi.
Sul tiro successivo sbagliamo di nuovo via andandoci ad infilare su un muro fessurato verticale veramente complesso e impegnativo. Tuttavia nuovamente riesco con un po’ di fortuna a ritrovare la via che ora risale delle lame fisiche e faticose ma ben proteggibili che con due lunghi tiri ci portano a una grossa cengia detritica da cui partono le ultime 2/3 lunghezze per arrivare alla “breccia di quarzo” dove abbiamo intenzione di bivaccare nuovamente. Arriviamo alla breccia verso l’una di notte sopraffatti da stanchezza e disidratazione che ormai iniziano a mostrare evidenti segni sul fisico. Ancora una volta ci corichiamo su quei pochi metri di roccia che sono stati strappati dalla verticalità della parete e ci addormentiamo immaginandoci già in cima il giorno dopo a goderci il sole che ormai da due giorni ci è quasi del tutto sconosciuto.

Diedro sul primo terzo di parete 
Fessura fuori misura
Il giorno seguente in realtà si rivelerà tutt’altro che una passeggiata, le relazioni in nostro possesso infatti descrivevano la salita solo fino alla breccia lasciando i tiri successivi all’immaginazione dei poveri ripetitori. Vedendo che nessuno descriveva i tiri finali avevo dato per scontato che fossero facili e logici, questa purtroppo si rivelerà essere solo una mia povera illusione. Una volta superata la breccia infatti ci troviamo dispersi in un mare di granito e neve dove soste su chiodi e cordoni spuntano da ogni angolo. Dopo quattro tiri decidiamo di tornare indietro e in qualche modo riusciamo a trovare un percorso che ci porta fino in cima. Arriviamo in cima al Petit Dru con un ultimo tiro in conserva di circa 120 m, lo spettacolo che si manifesta davanti ai nostri occhi fra nord delle Grand Jorasses, Dente del Gigante e Monte bianco quasi mi fa dimenticare che è tardi e bisogna affrettarsi il più possibile a scendere prima che faccia buio. Senza perdere troppo tempo quindi ci dirigiamo alla breccia fra i due Dru e iniziamo le calate infinite che ci riporteranno alla base dopo 5 ore non senza un inquietante incastro di corda a metà del Couloir che fortunatamente riusciamo a risolvere tirando la corda incastrata come dei muli da soma. Lentamente scendiamo fino al punto dove avevamo bivaccato il primo giorno e decidiamo di fermarci per sciogliere un po’ di neve e idratarci. Finita la breve pausa ripartiamo alla volta della stazione dei Grand Montets dove arriveremo dopo due ore di pura sofferenza e allucinazioni causate dalla sete che mi faceva vedere conigli danzanti nelle macchie del granito e sentire rumori immaginari a Dario.
Insomma una bella avventura su una parete stupenda che non si è fatta conquistare facilmente, ma nessun rimpianto giusto così! Dopotutto l’alpinismo è al 95% sofferenza altrimenti sarebbe arrampicata.

Secondo bivacco in parete 
In vetta!
RELAZIONE TECNICA
Avvicinamento: Da Argentiere salire alla stazione più alta degli impianti (Bochard). Dalla stazione di Bochard degli impianti dei Grand Montets spostarsi verso destra sulla pista per qualche decina di metri fino a un canale che scende ripido recintato in corrispondenza della curva verso valle della pista. Scendere fino in fondo il canale e poi continuare a scendere tenendo leggermente la sinistra verso uno sperone roccioso. Scendere per qualche metro disarrampicando una morena rocciosa e poi procedere con un lungo traverso prima in piano e poi in salita fino a raggiungere la morena sotto la parete. La si scavalla e si scende per qualche decina di metri fino al piano del ghiacciaio sotto la parete. Si risale un grosso canalone di neve verso sinistra fino alle postazioni da bivacco poste poco prima che il ghiacciaio si impenni diventando anche crepacciato. [Dalle 2 alle 3 h a seconda delle condizioni della neve e della traccia]
Attacco: Risalire il ghiacciaio sotto la parete aggirando uno sperone che scende dalla nord immettendosi nel canalone di discesa dal Couloir Nord. Continuare a salire nel canale fino a quando sulla destra non si nota un evidentissimo sistema di fessure che taglia la parete verso destra. L’attacco si trova alla base di queste fessure. [15-30 min. a seconda di dove si bivacca]
Difficoltà: M6– R3
Materiale: N.D.A, 11-12 rinvii, cordini, serie friend 0.3/3 BD con 1 e 2 doppi, qualche chiodo di emergenza, una serie di dadi, un paio di viti corte e una vite lunga per le abalakov in discesa!
Note: La relazione e i gradi si riferiscono ad una eventuale ripetizione invernale, nel caso si decidesse di salirla d’estate l’impegno tecnico si abbassa notevolmente permettendo di scalare molto più velocemente e scarichi ma attenzione che allo stesso tempo aumenta decisamente il pericolo di scariche e crolli. Valutare bene! In ogni caso non fatevi ingannare dai gradi apparentemente “bassi”, io non ho voluto stravolgere troppo la valutazione dei tiri data dagli apritori ma sappiate che alcuni IV° della relazione originale si sono magicamente trasformati in V+ in relazioni più recenti. Non si scherza con gli alpinisti del passato!
Tiri:
- Superare la terminale e seguire un diedrino accennato per poi spostarsi un po’ a destra. Continuare in placca verso destra fino ad immettersi in un canale/camino chiuso da una strozzatura. Poco prima andare a sinistra sfruttando delle provvidenziali fessurine che con incastri fisici permettono di ristabilirsi in placca e raggiungere la sosta (possibile attaccare più a destra in un camino, più facile). [M5+ un passo, 45m]
- Salire sopra la sosta fino ad immettersi in un facile canale nevoso con un saltino finale oltre il quale si trova la sosta su cordone (attenzione alla qualità della roccia). [M3+ un passo, 100m]
- Salire con traverso ascendente verso destra il primo nevaio puntando ad un evidente sistema di fessure che taglia un muro grigio verso destra e fare sosta alla sua base. [M3, 120m]
- Salire una serie di fessure e diedri verticali ma ben appigliati fino alla sosta alla base di un bel diedro “a libro”. [M4+, 40m]
- Salire il diedro che si fa man mano più difficile fino ad un antipatico passo di uscita. Superare un enorme cordone su uno spuntone e salire dei muretti fessurati verso destra fino alla sosta alla base di un breve stretto camino formato da una lama staccata.[M5, 50m]
- Salire il breve camino e il successivo diedrino per poi spostarsi a destra in sosta.[M4+, 35m]
- Continuare fino alla base dello stretto camino e salirlo con passi decisamente ostici coi ramponi (meglio togliersi lo zaino). La sosta si trova pochi metri sopra la fine del camino.[M5, 35m]
- Traversare verso destra per qualche metro su esile ed esposta cengia fino alla base della fessura Lambert. Salirla con passi fisici di incastro e poche tacche per i ramponi. Continuare poi per fessure fisiche intasate di fastidiose corde fisse fino alla base di un fessura fuori misura a destra di una placca liscia. Attrezzare una sosta. [M5+, 45m]
- Salire con incastri abbastanza disperati nella fessura fino a quando diventa più ammanigliata e si sosta sulla destra su piccolo terrazzino. [M5, 25m]
- Salire le fessure sopra la sosta (ora più facili) fino alla sosta che si trova all’inizio di una zona più appoggiata. [M4, 45m]
- Qui noi abbiamo bellamente sbagliato via quindi non posso dare una descrizione precisa dei prossimi 2/3 tiri. Comunque si tratta di tiri facili (max. III°) che arrivano alla base della nicchia e poi con un altro tiro permettono di superarla raggiungendo la prima piattaforma da bivacco.
- Salire una rampa di neve e blocchi verso destra fino a quando si notano sulla sinistra delle corde fisse che traversano. Sostare in corrispondenza di queste fisse poco sotto delle lame verticali. [M3+, 50m]
- Salire le lame e poi i successivi muretti (3 friend incastrati) fino a sostare a destra su masso cordonato. Qui scendendo a destra del masso è presente la seconda piazzola da bivacco (più comoda della prima). [M4, 40m]
- Salire la fessura verticale sopra il masso (leggermente a sinistra) e uscirne a sinistra con passo protetto da un chiodo decisamente inquietante. Superare il breve diedro successivo e sostare alla base di una fessurona dritta. [M5, 40m]
- Non salire la fessura sopra la sosta ma traversare un paio di metri a sx fino a una fessura con chiodo che si sale. Continuare fino alla base di una lunga dulfer semplicemente stupenda! Incastri di picca, incastri di picca ovunque!!! Dove mano tira piede tiene quindi tirate che i piedi non ci sono. Sostare alla fine della dulfer dietro a una gigantesca lama staccata su due chiodi (non continuare dritti, fessura Allain). [M5, 50m]
- Traversare a destra dentro la lama e sbucare dall’altra parte in piena parete dove si attacca una fessura che più si sale più diventa difficile. Uscita di decisione e piccolo traverso in placca a sx fino alla sosta posta su un pulpito(sosta brutta su 3 chiodi non proprio buoni non integrabili). [M5+ continuo, 45m]
- Spostarsi un metro a sinistra e in piena esposizione salire una fessura non banale ma ben proteggibile. Immettersi nel sistema di fessure sopra (più facile) e continuare dritti fino sotto allo strapiombo. Salire un muro fessurato verticale e la successiva fessurina (un chiodo) che permette di superare la zona strapiombante. Sostare poco sopra sulla destra su spuntone. [M6, 50m] ATTENZIONE! Il tiro qui descritto è in realtà sbagliato in quanto la via originale dopo la prima fessura si sposta subito a destra su un muro fessurato arrivando con altri 2 tiri alla terza piattaforma. In ogni caso il tiro “sbagliato” è veramente impegnativo e da non sottovalutare però fattibile per chi fosse motivato dato che poi ricongiungersi all’originale è molto facile.
- Salire il breve diedro fessurato a destra della sosta e una volta in cima scendere per qualche metro fino ad incontrare un chiodo. Da qui ci si ricongiunge all’originale salendo lame e fessure atletiche fino alla sosta su 3 chiodi posta in placca a sinistra di un pulpito. [M5, 50m attenzione agli attriti!]
- Traversare in placca per qualche metro verso sinistra fino a raggiungere una fessura fuori misura da salire faticosamente. Continuare inizialmente verso sinistra seguendo delle lame e fessure e poi verso destra sfruttando sempre una grossa lama. Superare poi un ultimo muro e fessura verticale. Continuare su terreno ora più facile ma molto delicato andando verso destra fino alla sosta su cordone. [M5, 60m]
- Salire la cengia detritica fino alla base di un sistema di fessure/camini con grossi massi incastrati al suo interno. [M3, 30m]
- Salire il sistema di fessure fino alla sua fine (ignorare una sosta intermedia). [M5, 55m]
- Continuare ora per terreno più facile cercando dopo i primi metri di tendere a destra. [M4, 35m sosta da attrezzare]
- Salire una fessura/camino e una volta finita uscirne a destra fino a raggiungere la breccia di quarzo poco sopra. [M4+, 30m]
- Con un breve tiro che si potrebbe tranquillamente fare slegati si esce dalla breccia sul lato SW (il buco della breccia è veramente molto stretto impossibile passarci con lo zaino). Sostare a sinistra (faccia a valle) su una fessura orizzontale.
- Traversare per qualche metro in discesa verso destra (faccia a monte), superare un paio di bivacchi e sostare. [M4, 25m]
- Fare un altro corto tiro in traverso verso destra fino a una sosta su due chiodi. [M4, 25m]
- Salire ora nel sistema di fessure alla sinistra della sosta. Salire verso sinistra puntando prima a una sosta con cordoni, poi ancora sinistra e dritti su una fessurina difficile con chiodo. Poi verso sinistra fino a una zona piana con sosta. Continuare a sinistra fino a un passo molto fisico ma breve oltre il quale si trova un’altra sosta su chiodi. Traversare ancora a sinistra fino a un facile sperone che si risale fino ad una zona piana. Verso destra fino a un chiodo con cordini. Si attrezza una sosta su friend sulla fessura a sinistra. [M5, 45m attenzione agli attriti!]
- Traversare verso destra usando il chiodo e una volta trovate delle corde fisse seguirle lungamente fino a quando non si incontra un sosta con moschettone da cui ci si deve calare per qualche metro. Continuare verso destra per qualche metro fino a una sosta su cordoni. [facile, 55m]
- Salire a destra della sosta e prendere un fessura con chiodo e dopo un paio di metri traversare a destra sfruttando delle prese di quarzo. Ristabilirsi su una piccola cengia e traversare altri 2 metri a destra fino a una sosta su 2 chiodi (tiro un po’ scorbutico). [M5, 15m]
- Salire il pendio nevoso verso destra e seguendo i punti di minore resistenza raggiungere la vetta del Petit Dru con un tiro in conserva di circa 100 metri. [M4 un passo, 100m]
Discesa 2 Possibilità:
1) Calarsi dal Couloir Nord diretto (consigliato solo se si fa una ripetizione invernale):
Dalla cima abbassarsi fino alla breccia posta fra il Petit e il Grand Dru. Poco sopra la breccia è presente una calata su massi posta a destra (guardando la breccia) dell’ultimo tratto verticale in discesa prima della breccia stessa (non facile da trovare non si vede dall’alto). Poi le calate sono abbastanza evidenti e sempre attrezzate tranne la quarta su abalakov. Attenzione a non saltare nessuna sosta anche se le calate sembrano troppo corte alcune volte. In alcuni punti il rischio incastro corde è altissimo anche se non sembra. Circa 15/16 calate.
2) Traversare al Grand Dru (non banale) e una volta in cima continuare in discesa fino ad individuare la prima sosta di calata. Calarsi fino al ghiacciaio del Charpoua e da lì scendere a ritroso fino a valle (soluzione non verificata ma decisamente la migliore d’estate).